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09 Giugno 2026
Le aree produttive che lavorano con componenti elettronici sensibili richiedono superfici capaci di contribuire al controllo delle cariche elettrostatiche. Sivit, come ogni anno, ha partecipato alla XXVI edizione del Convegno nazionale ESD, l’appuntamento italiano dedicato allo studio, alla prevenzione e alla gestione dei fenomeni elettrostatici.
L’evento, coordinato dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano), da STMicroelectronics e dall'Università di Genova, si è tenuto l’11 giugno 2026 presso il Centro Congressi Sant’Agostino a Cortona e ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra aziende, tecnici, progettisti ed esperti impegnati nella protezione ESD degli ambienti produttivi.
L’acronimo ESD, dall’inglese Electrostatic Discharge, indica una scarica elettrostatica generata dal trasferimento rapido di elettricità statica tra due corpi con diverso potenziale elettrico.
In un ambiente produttivo, le cariche elettrostatiche possono generarsi attraverso azioni quotidiane e apparentemente innocue: il calpestio degli operatori, il passaggio di carrelli con ruote in materiale plastico, lo sfregamento tra superfici, la movimentazione di imballaggi o componenti e persino variazioni delle condizioni ambientali.
Quando queste cariche non vengono correttamente dissipate, possono accumularsi su persone, superfici, attrezzature o pavimentazioni e scaricarsi al contatto con componenti elettronici sensibili.
Il problema è che una scarica ESD può essere microscopica e impercettibile per l’operatore, ma comunque sufficiente a compromettere la funzionalità di una scheda, di un semiconduttore o di un dispositivo elettronico.
Le scariche elettrostatiche non provocano sempre un guasto immediato e visibile. In molti casi generano danni latenti, più difficili da individuare durante i controlli di qualità.
Un componente può continuare a funzionare dopo l’evento ESD, ma con una vita utile ridotta, una minore affidabilità o una maggiore probabilità di guasto nel tempo. Questo comporta rischi importanti per le aziende: fermi produttivi, non conformità, resi, costi di manutenzione e perdita di efficienza lungo la filiera.
Per questo, nelle aree EPA, nei reparti di assemblaggio elettronico, nei laboratori, nei CED, nelle industrie farmaceutiche, nelle sale operatorie e negli ambienti ATEX, la scelta della pavimentazione non è un dettaglio secondario. È parte integrante della strategia di protezione dell’ambiente di lavoro
La necessità di una pavimentazione ESD non riguarda solo la protezione dei componenti elettronici, ma può derivare anche dalla protezione dei lavoratori in ambienti a rischio specifico. È il caso delle cosiddette aree ATEX: contesti in cui si lavora con solventi, polveri esplosive, plastiche, prodotti chimici o alimentari come zuccherifici e distillerie.
In questi ambienti, le norme di riferimento sono diverse rispetto alle aree EPA e prevedono due classi di resistività elettrica (EN 1504/2):
La corretta identificazione del tipo di protezione richiesta — processi produttivi o sicurezza degli operatori — è quindi il primo passo per progettare un sistema pavimento davvero adeguato.
Un elemento emergente nella progettazione degli ambienti ESD riguarda l'impatto dei cambiamenti climatici. Periodi sempre più frequenti di caldo e siccità, con umidità relativa che scende sotto il 30–40%, creano condizioni favorevoli all'accumulo di cariche elettrostatiche. Il maggiore impiego di sistemi di condizionamento amplifica ulteriormente il fenomeno.
Per gli impianti con lunga vita utile prevista, è quindi opportuno valutare cautelativamente l'installazione di una pavimentazione ESD anche in contesti che oggi non sembrerebbero richiederla. La versatilità del pavimento in resina consente di rispondere in modo efficace anche a esigenze che si manifestano nel tempo.
Una pavimentazione tecnica progettata per ambienti ESD deve contribuire alla gestione controllata delle cariche elettrostatiche. In base alle esigenze del sito produttivo, possono essere adottati sistemi conduttivi o statico-dissipativi, collegati a specifici punti di messa a terra e inseriti all’interno di un più ampio programma di protezione ESD.
I pavimenti in resina ESD offrono una risposta particolarmente adatta agli ambienti industriali perché permettono di combinare prestazioni elettriche, resistenza meccanica, continuità superficiale, facilità di pulizia e durabilità.
Queste caratteristiche sono fondamentali nei reparti in cui la pavimentazione è soggetta a traffico pedonale, passaggio di carrelli, movimentazione di materiali, lavaggi frequenti o sollecitazioni chimiche e meccaniche.
Per approfondire le applicazioni dedicate al settore, visita la pagina sulle soluzioni Sivit per l’industria elettronica.
Nei nostri laboratori di Torino vengono sviluppati formulati e sistemi in resina pensati per rispondere alle esigenze di settori produttivi complessi, dove la pavimentazione deve garantire prestazioni tecniche costanti nel tempo.
Per l’industria elettronica, abbiamo messo a punto una gamma di soluzioni conduttive e statico-dissipative formulate per contribuire alla dissipazione delle cariche elettrostatiche generate durante i processi produttivi.
Durante il convegno, Fabrizio Savorgnan, Responsabile del Laboratorio R&D Sivit, ha presentato il contributo dell’azienda nell’ambito dei sistemi passivi per la protezione ESD, con particolare attenzione al ruolo delle pavimentazioni in resina negli ambienti industriali sensibili.
L'intervento ha toccato i principali aspetti tecnici della progettazione di un sistema ESD in resina: dalla scelta dei filler conduttivi (grafite, fibre di carbonio, grafene, nanotubi di carbonio) all'approccio formulativo, dalla progettazione del sistema di posa al collaudo finale. Un approfondimento che riflette la filosofia Sivit: un pavimento ESD non è la semplice aggiunta di un additivo antistatico a un prodotto base, ma un sistema integrato in cui ogni scelta deve essere coerente con il target normativo e le condizioni d'uso reali.
L’esperienza Sivit nasce da oltre 50 anni di attività nel settore dei pavimenti e rivestimenti in resina. Un percorso che unisce produzione, ricerca, consulenza tecnica e assistenza post vendita, con l’obiettivo di offrire non solo un prodotto, ma una soluzione progettata sulle reali condizioni del sito produttivo.
A illustrare concretamente questo approccio, Savorgnan ha presentato la realizzazione di una pavimentazione statico-dissipativa di circa 1.000 m² presso un'azienda di componenti elettroniche. Il sistema adottato — un autolivellante epossidico protetto con top coating a base acqua ESD — è stato progettato tenendo conto di tutti i requisiti del sito: caratteristiche del supporto, punti di messa a terra, layout aziendale, requisiti antiscivolo e prestazioni elettriche richieste.
L'intervento è stato completato e consegnato in 7 giorni lavorativi, con collaudo finale che ha verificato la corretta dissipazione delle cariche (messa a terra, sistema pavimento/scarpa/persona, HBV) e le caratteristiche antiscivolo secondo il D.M. 236.
Un pavimento ESD in resina può contribuire a proteggere componenti, apparecchiature e processi produttivi, ma offre anche ulteriori vantaggi operativi.
La continuità superficiale riduce la presenza di fughe e discontinuità, facilitando la pulizia e la manutenzione. La resistenza meccanica consente di affrontare le sollecitazioni tipiche degli ambienti industriali. La possibilità di intervenire su supporti differenti, previa valutazione tecnica, rende la resina una soluzione versatile anche in caso di riqualificazione di pavimentazioni esistenti.
Inoltre, la progettazione del sistema può tenere conto di diversi fattori: destinazione d’uso, traffico previsto, condizioni del supporto, requisiti elettrici, presenza di umidità, esigenze antiscivolo, resistenza chimica e tempi di fermo disponibili.
Per questo la scelta del sistema più adatto deve sempre partire da un’analisi tecnica dell’ambiente e delle prestazioni richieste.
Scopri anche l’approfondimento Sivit sui pavimenti statico-dissipativi in resina per l’industria elettronica.
Un pavimento ESD è una pavimentazione progettata per contribuire alla gestione e alla dissipazione delle cariche elettrostatiche. È utilizzato negli ambienti in cui scariche anche minime potrebbero danneggiare componenti elettronici, apparecchiature o processi produttivi sensibili.
Una pavimentazione statico-dissipativa in resina è indicata in industrie elettroniche, laboratori, aree EPA, CED, ambienti ATEX, sale operatorie e in tutti i contesti in cui la protezione dalle scariche elettrostatiche è un requisito tecnico, produttivo o normativo.
In modo semplificato, un pavimento antistatico limita la generazione di cariche elettrostatiche, mentre un sistema conduttivo o statico-dissipativo favorisce il loro deflusso controllato verso punti di messa a terra. La scelta dipende dall’ambiente, dal livello di rischio ESD e dalle prestazioni richieste.
In molti casi sì, ma è necessaria una valutazione tecnica preliminare. Occorre verificare lo stato del supporto, la presenza di umidità, i carichi previsti, le condizioni operative e i requisiti elettrici richiesti dall’ambiente di lavoro.
Per le aziende che operano in ambienti ESD, investire in una pavimentazione tecnica adeguata non è solo una scelta di conformità, ma un accorgimento strategico per salvaguardare componenti, impianti e continuità produttiva.
Devi progettare o riqualificare un’area produttiva a rischio ESD? Contatta il team tecnico Sivit per individuare il sistema in resina più adatto al tuo ambiente di lavoro.