FAQ

In questo approfondimento abbiamo raccolto in un’unica pagina le risposte alle domande che ci vengono poste più frequentemente sulla resina e sulle sue caratteristiche. All’interno potrete trovare, in unica raccolta, molteplici risposte ai quesiti più comuni per poter esaminare ogni singolo aspetto e beneficio dei pavimenti industriali in resina Sivit.

    1. Cosa è la resina?

      E’ un materiale viscoso, capace di indurirsi a freddo o a caldo. Si tratta in genere di un’ampia classe di differenti e complessi polimeri, che si possono ottenere con una grande varietà di metodi e materie prime. La resina è un legante sintetico usato per pavimenti, rivestimenti, consolidamenti di strutture, costruzione di componenti di arredo ecc.

    2. Chi utilizza la resina sintetica?

      Praticamente ogni settore della produzione utilizza resine di origine sintetica, dalla meccanica al settore ospedaliero, passando per il settore alimentare fino a quello edile.

    3. Chi produce la resina sintetica?

      La materia prima viene prodotta presso grandi fabbriche chimiche. Ma tale materiale non è utilizzabile puro in opera perché non garantisce le minime resistenze fisiche e chimiche richieste. Devono essere riformulate ed additivate per raggiungere le prestazioni tecnico/estetiche che il Cliente richiede. La formulazione e la produzione di questi prodotti, nonché i test e le relative certificazioni, sono opera dei cosiddetti ‘formulatori’, aziende chimiche specializzate in tali produzioni.

    4. La resina è ecologica?

      Scoprilo nel nostro approfondimento!

    5. Le resine per pavimenti e rivestimenti possono essere applicate direttamente dal cliente finale?

      In teoria sì: i prodotti, negli anni, si sono via via semplificati ed oggi sono abbastanza semplici da posare. Tuttavia la valutazione corretta del supporto esistente, la progettazione idonea del sistema resinoso e la corretta applicazione del ciclo richiedono personale professionalmente preparato, in grado di avere strumenti professionali e competenze specifiche capaci di ridurre al minimo le problematiche che possono insorgere in ogni situazione di cantiere. Applicatori inesperti non sono in grado di gestire tutte le variabili progettuali ed ambientali presenti in cantiere, producendo rivestimenti con difetti e/o imperfezioni.

    6. Come si applicano le resine?

      A spatola, a rullo, a spruzzo, in base al materiale resinoso utilizzato. Le resine liquide vengono applicate a spruzzo e rullo, le resine additivate con inerti/cemento (resina cementizia, malta epossidica, ecc.) mediante la spatola.

    7. Che spessore ha un pavimento in resina?

      Dipende dal ciclo scelto. Il range varia da pochi decimi di millimetro (film) fino a massetti di oltre 1 centimetro. Nelle maggioranza delle situazioni, lo spessore è di circa 2-3 mm, utile per evitare problemi di altezze o di dover intervenire su soglie, porte e portoncini d’ingresso.
      Scopri i cicli Sivit.

    8. Quanto costa un pavimento in resina? Ed un rivestimento in resina?

      Dipende dal ciclo scelto. Si va dai pochi Euro per una impregnazione fino a centinaia di Euro per soluzioni decorative artistiche vetrificate. Nell’ambito industriale, visto le ampie metrature e le richieste estetiche minori, i costi difficilmente superano i 30€/mq per soluzioni standard, mentre nell’ambito civile-commerciale la soglia si sposta più in alto ed un classico pavimento spatolato nuvolato in resina cementizia o un autolivellante monocromatico possono costare intorno agli 80€/100€. 
Il prezzo corretto potrà essere comunicato al committente solo dall’applicatore, previo sopralluogo e definizione del ciclo idoneo. In generale, i pavimenti in resina possono essere paragonati economicamente al costo di un bel gres porcellanato o ad un parquet di buona qualità.

    9. Dove si può applicare un ciclo resinoso?

      Su ogni superficie che risulti pulita, stabile e coesa. E’ necessario che il supporto abbia i requisiti di resistenza a compressione necessari poiché lo strato resinoso non possiede un suo corpo e non è in grado, da solo, di sopperire a tale carenza. In più, il sottofondo deve essere maturo, cioè aver già terminato la fase di ritiro dovuto al processo di essicazione: rivestire un massetto non ancora stagionato porta alla formazione di crepe sulla resina derivante dall’eccessivo movimento del sottofondo. La coesione del supporto, infine, è importante poiché la resina, indurendo, tende a ritirare e a ‘strappare’ le zone del piano non aggregate.

    10. Si può applicare la resina in verticale?

      Sì. Esistono però alcune tipologie di resine (autolivellanti) che per loro formulazione caratteristica non possono fisicamente essere stese su un piano verticale.

    11. Si può realizzare una continuità tra parete e pavimento?

      Sì. E’ possibile realizzare gusce di dimensioni variabili tra pavimento e rivestimento in modo da garantire continuità superficiale. Il materiale da impiegare per realizzarle deve però essere più elastico poiché deve assorbire il movimenti che si verificano tra i piani orizzontali e quelli verticali.

    12. Ho voluto lo stesso colore per pavimento e parete. L’applicatore mi ha assicurato che ha usato lo stesso prodotto, ma io li vedo leggermente differenti. Cosa è successo?

      Semplicemente è un effetto della luce, o meglio della riflessione dei raggi di luce che incidono le due superfici. La diversa riflessione delle pareti e del pavimento rispetto al punto di osservazione del Cliente genera questa leggera differenza di colore.

    13. La superficie del pavimento, in controluce, è completamente liscia. Quella delle pareti sembra a ‘buccia d’arancia’. Perché?

      Perché a pavimento lo strato trasparente protettivo ha avuto modo di distendersi, autolivellarsi, e dare un aspetto liscio. A parete questo processo non può avvenire a causa della forza di gravità. L’applicatore è costretto a mettere meno materiale (altrimenti colerebbe) e i peli del rullo lasciano una impronta visibile in contro luce. Per evitare questo problema è sufficiente applicare il trasparente a spruzzo.

    14. Si possono rivestire delle scale in resina?

      Sì. Tenendo sempre presente la tipologia di base resinosa scelta, è possibile rivestire pedate ed alzate delle scale. Gli spigoli dei gradini sono zone a rischio, per cui è corretto valutare la messa in opera di opportuni profili paraspigolo.

    15. Si possono rivestire mobili e complementi d’arredo?

      Sì. In base alla tipologia di sottofondo (legno, vetro, plastica, ceramica, ecc.) si stabilisce il ciclo idoneo per ottenere gli effetti estetici desiderati. I mobili in resina (soprattutto cementizia) sono molto richiesti.

    16. Si possono rivestire in resina le pareti delle docce e dei bagni? Ed i piatti doccia?

      Sì, senza problemi. Bisogna solo verificare l’umidità del supporto per scegliere il ciclo idoneo. Una volta terminata l’applicazione degli strati resinosi, le superfici risultano non permeabili e resistenti all’azione dei prodotti per l’igiene personale. Ma attenzione: è necessaria una impermeabilizzazione garantita della zona doccia, da effettuare sotto il supporto cementizio (massetto o rasatura). Il solo strato resinoso finale non può essere caricato dell’onere dell’impermeabilizzazione (se non specificato in fase di progetto del ciclo applicativo).

    17. Si può rivestire in resina un pavimento preesistente?

      Assolutamente sì. E’ uno dei punti di forza dei pavimenti in resina. Il basso spessore applicato, la forte adesione al supporto, l’eliminazione delle fughe preesistenti rendono molto spesso più economico non smantellare il vecchio pavimento e rivestirlo con la resina. E’ necessario comunque valutare correttamente l’adesione delle piastrelle al sottofondo: ampie zone di adesione bassa (suono a vuoto) richiedono un trattamento adeguato prima della messa in opera della resina.

    18. Quali materiali possono essere rivestiti con la resina?

      Massetti in sabbia/cemento, calcestruzzo, ceramica, pietra naturale, rasature civili, legno, vetro, ecc. Non possono essere rivestiti materiali elastici come gomma o linoleum o supporti non sufficientemente consistenti (polistirolo, terra, ecc.). Alcuni supporti, come il gesso, hanno una scarsa coesione intrinseca, per cui risultano poco idonei ad essere rivestiti. Tuttavia, non è escluso il processo, soprattutto alla luce del fatto che tali supporti si possono trovare solo su piani verticali, dove non verranno richieste al rivestimento in resina delle resistenze troppo elevate. Ciò può consentire di applicare la resina (previo trattamento consolidante del gesso) anche in questo contesto.

    19. La resina può essere applicata su un supporto umido o in presenza di acqua?

      E’ necessario scegliere cicli resinosi compatibili alla presenza di umidità. Una corretta valutazione dell’umidità di risalita o dell’umidità del supporto è condizione necessaria per evitare bolle, rigonfiamenti e distacchi della resina. E’ altrettanto necessario tenere monitorate temperatura e umidità ambientale durante la fase di posa. Una volta terminata la catalisi del materiale resinoso, umidità e/o acqua di deposito non risultano più essere di alcun problema.

    20. La resina può essere applicata su un massetto con l’impianto di riscaldamento a pavimento?

      Assolutamente sì. La resina, per il basso spessore e l’alta conducibilità termica, è una delle migliori soluzioni per condurre la maggior quantità di colore dal pavimento all’ambiente abitativo. Scopri il nostro approfondimento.

    21. Un pavimento in resina non crepa quando accendo l’impianto di riscaldamento a pavimento?

      Assolutamente no. Occorre verificare in primis che sia stata eseguita correttamente la prova di shock termico. Il calore degli impianti di riscaldamento non indebolisce lo strato resinoso né tantomeno ne determina ritiri di sorta. Ciò che si può danneggiare, invece, è il massetto che ingloba l’impianto: è per questo fondamentale eseguire il ciclo di accensione/spegnimento del riscaldamento prima della posa del pavimento in resina. Così facendo il supporto perde l’umidità residua ancora contenuta e risulta idoneo alla stesura della resina, senza il rischio di future crepe generate dal colore dell’impianto.

    22. Le sconnessioni di un vecchio pavimento possono essere regolate con la resina?

      Sì, esistono diverse soluzioni a base resinosa. Per ogni spessore da realizzare c’è il corretto ciclo. Il range di intervento tipico per le soluzioni in resina varia da pochi millimetri a 2-3 centimetri. Spessori più alti comportano costi eccessivi e le tecnologie legate al cemento+acqua risultano maggiormente efficaci.24. Quanto è resistente un pavimento in resina?
      Dipende dalla tipologia di resina e dal ciclo applicativo scelto. Ci sono soluzioni talmente resistenti che vengono usate negli scenari industriali più esigenti, mentre ci sono resine di scarsa qualità (con formulazione troppo semplificata) che garantiscono prestazioni scarse. Mediamente, cicli resinosi di qualità hanno un’ottima resistenza agli urti e all’usura e non richiedono particolari attenzioni da parte dei Clienti.

    23. Quanto tempo è necessario per realizzare un pavimento in resina?

      Dipende dal ciclo utilizzato e dalle condizioni ambientali e del supporto. Con prodotti specifici difficilmente si superano i 5-6 giorni.

    24. Quanti giorni devono passare prima di poter calpestare un pavimento in resina?

      Dipende dal ciclo utilizzato e dalle condizioni termo-igrometriche ambientali. Alcuni prodotti sono in genere pedonabili già il giorno successivo, anche se la massima resistenza alla compressione e al graffio si raggiungono tra i 3 ed i 7 giorni.

    25. Il pavimento in resina è finito e deve entrare il pittore o l’idraulico. Quando potranno farlo?

      Anche il giorno successivo purchè vi sia stata adeguata temperatura durante la posa e l’indurimento del ciclo resinoso, previa copertura del pavimento con uno strato di materiale protettivo (cartone, pluriball, stracci, ecc.) pulito e senza granuli di inerti che posso graffiare la superficie resinosa. E’ richiesta all’operatore una attenzione particolare per la situazione del pavimento. Non è raro, purtroppo, dover rifare un pavimento in resina per danni causati dall’incuria di artigiani entrati in cantiere successivamente alla posa della resina.

    26. Il pavimento in resina si graffia?

      Come tutti i pavimenti, la resina è soggetta ad usura, tanto più marcata quanto è importante l’aggressione meccanica a cui è sottoposta. Solitamente, nei pavimenti in resina, è lo strato trasparente protettivo finale che viene eroso: più duro è tale strato, meno risulterà graffiato il pavimento. Oggi la ricerca scientifica fornisce prodotti con prestazioni paragonabili alle più dure pietre naturali e nettamente superiori ad ogni parquet disponibile. E’ tuttavia vero che le prestazioni fornite da un normale gres porcellanato sono, ad oggi, inarrivabili per qualsiasi resina posata in loco.

    27. Il pavimento in resina si macchia?

      Non assorbe, ma si può macchiare in superficie. Basta dell’acqua tiepida ed uno straccio per rimuovere la maggior parte dei problemi. Con un po’ di detergente neutro si risolvono tutti i problemi.

    28. Quanto dura un pavimento in resina?

      Di per sé un pavimento in resina è eterno, poiché una volta catalizzato, il polimero resinoso resta inalterato nel tempo. Le azioni di agenti inquinanti esterne, tuttavia, comportano un deterioramento del pavimento in resina, tanto veloce quanto pesanti si presentano. Indicativamente, ed in base al ciclo resinoso scelto, un pavimento dura diversi anni, durante i quali tende a perdere maggiormente le caratteristiche estetiche rispetto a quelle prestazionali (opacizzazione, graffiature, ecc.). Rigenerare il pavimento in resina è comunque un processo abbastanza semplice, veloce e poco oneroso: è sufficiente stendere una nuova mano di protettivo trasparente ed il pavimento torna al suo antico splendore. E’ un po’ come lamare il parquet, solo che a lungo andare lo spessore del legno si esaurisce, mentre il pavimento in resina continua a persistere.

    29. Si può riparare un pavimento in resina?

      Certo. Per ogni “problema” c’è una soluzione. Spetta comunque all’applicatore, verificato il danno, suggerire quale prodotto applicare, in base alla tipologia di resina presente e all’aspetto estetico richiesto. Di norma riparare un pavimento in resina richiede poco tempo con una conseguente economicità dell’intervento.

    30. Si può rinnovare un pavimento in resina?

      Sì. Di norma è sufficiente ristendere l’ultimo strato di protettivo trasparente per riportare un pavimento in resina al suo antico splendore. L’intervento prevede la carteggiatura del pavimento con grana media-fine, aspirazione e stesura a rullo/spruzzo del protettivo resinoso. L’intervento è economico e veloce: basta liberare gli ambienti di intervento da tutto l’arredamento, per evitare di lasciare zone non trattate che potrebbero, in futuro, essere portate a vista con la variazione di disposizione degli arredi.

    31. Posso fare un pavimento in resina senza spostare pesanti mobili o macchinari?

      Sì, non è un problema. E’ ovvio che nel momento in cui i mobili o i macchinari verranno spostati, si scoprirà la parte del pavimento non rivestita.

    32. Come si pulisce un pavimento in resina?

      La superficie chiusa ed inassorbente di un pavimento in resina permette una pulizia non continuativa con semplice acqua tiepida e panno. In caso di sporco persistente è possibile utilizzare un detergente neutro non schiumoso. In generale, tutti i prodotti di pulizia per parquet vanno bene per un pavimento in resina. E’ da evitare l’ammoniaca (e similari) poiché, se lasciata agire per lungo tempo, può causare aloni nel protettivo trasparente.

      Leggi in nostro approfondimento!

    33. I pavimenti in resina hanno classe di reazione al fuoco?

      Le caratteristiche di reazione al fuoco variano a seconda del ciclo e dei prodotti utilizzati. I prodotti migliori fanno riferimento alla normativa europea UNI EN 13501-1:2009.

    34. I pavimenti in resina sono antiscivolo?

      È una caratteristica che può essere richiesta in fase di definizione del ciclo applicativo. Esistono diversi prodotti resinosi: alcuni risultano antiscivolo per caratteristiche proprie, altri sono completamente lisci. Rendere antiscivolo un pavimento liscio non è, comunque, un problema. È sufficiente inserire nel prodotto trasparente protettivo finale un additivo che rende il pavimento idoneo alle richieste del Cliente.

    35. Il pavimento in resina è impermeabile?

      L’impermeabilità è una delle caratteristiche intrinseche delle resine ma non va confusa con l’azione impermeabilizzante. Se viene richiesta una impermeabilizzazione vera e propria (tenuta stagna) è necessario utilizzare un ciclo resinoso progettato per tale scopo. Se è solo richiesta l’inassorbenza, allora ogni prodotto resinoso di qualità può rispondere in modo pieno alla domanda.

    36. I pavimenti in resina sono antistatici e conduttivi?

      Sì, esistono dei cicli precisi che vengono impiegati in quelle situazioni in cui la resistività del pavimento è tenuta in alta considerazione (industria elettromeccanica, elettronica, laboratori, ospedali, ecc.).

    37. I pavimenti in resina sono chimico resistenti?

      Sì, esistono dei cicli precisi che vengono impiegati in quelle situazioni in cui la resistenza alle aggressioni chimiche del pavimento/rivestimento è tenuta in alta considerazione.

    38. La resina può stare a contatto con gli alimenti?

      Sì, esistono dei cicli precisi che vengono impiegati per realizzare rivestimenti idonei al contatto con gli alimenti in accordo con la circolare n. 102/78 del Ministero della Salute.
      Scopri tutti i settori di impiego della resina.

    39. A quali temperature resistono le pavimentazioni in resina?

      Le resine possono essere utilizzate da -30°C fino ad essere sterilizzate con vapore. Per ogni scenario esistono prodotti specifici e la definizione del ciclo deve essere fatta in base alle temperature di esercizio.

    40. Pavimenti e rivestimenti in resina rilasciano odori negli ambienti?

      Una volta catalizzata ed indurita, la resina è un sistema inerte e quindi esente da odori. Dipende comunque dal formulato, esistono formulati solvent-free o in emulsione acquosa. Durante la fase di posa in alcuni casi, formulati resinosi rilasciano sostanze volatili con un odore più o meno persistente. Negli stabilimenti industriali è possibile realizzare la pavimentazione resinosa con l’attività produttiva in corso.

    41. La resina è tossica?

      Una volta catalizzata ed indurita, la resina è un sistema inerte e quindi non tossica. Infatti, tra i nostri Committenti annoveriamo richieste di realizzazione di pavimenti per ospedali, studi medici/dentistici, trasformazione carne/alimenti, e simili. Durante la fase di posa i materiali rispettano i requisiti fondamentali a tutela della salute: è bene seguire le indicazioni presenti sulle relative schede di sicurezza.

    42. La resina può essere applicata all’esterno?

      Sì, ma non tutte le tipologie. Solo alcune basi resinose (ad esempio le poliuretaniche) hanno caratteristiche performanti capaci di resistere ai cicli gelo/disgelo e agli attacchi atmosferici. Volta per volta l’applicatore dovrà definire un ciclo resinoso idoneo alle esigenze del Cliente.

    43. E’ possibile colorare la resina?

      Anche se nascono trasparenti o neutre, tutte le resine si colorano senza problemi. Ogni base resinosa ha i suoi coloranti specifici (comunque disponibili presso ogni rivendita di colori). Questa caratteristica permette di avere illimitate possibilità cromatiche, legate essenzialmente all’aspetto estetico che il Cliente desidera ottenere (monocromia, spatolatura, velatura, vetrificazione, ecc.).

    44. Si possono inglobare oggetti nel pavimento in resina?

      Sì, non ci sono problemi. L’unica accortezza è scegliere oggetti di basso spessore, poiché più spessore significa più resina e più resina significa costi più elevati. E’ necessario pulire bene gli oggetti e, se si sceglie una stampa di grandi dimensioni, utilizzare i formati microforati, che permettono alla resina di penetrare lo strato stampato e “incollarlo” completamente al supporto (evitando l’effetto “lenzuolo”).

    45. Quali effetti estetici si possono ottenere con le resine?

      La varietà dei prodotti e dei cicli applicativi garantisce una molteplicità di effetti ottenibili senza paragoni rispetto ad altre soluzioni di finitura: dagli spatolati materici ai lisci autolivellanti monocromatici, dal mix di resina e marmo fino agli inserti di ogni tipologia (foglie d’oro, fibre ottiche, metallizzazioni, rosoni, mosaici, ecc.).

    46. Perché usare la resina a pavimento nel settore industriale?

      Per realizzare, proteggere e ripristinare le pavimentazioni che devono essere dotate di adeguate resistenze meccaniche o chimiche, oppure dove l’intervento di ripristino deve essere eseguito in tempi rapidi e/o in condizioni di esercizio gravose (presenza di umidità, basse temperature, ecc.).
      Scopri i settori d’impiego.

    47. Quali vantaggi danno i pavimenti in resina nell’industria?

      Hanno prestazioni e resistenze alle aggressioni chimico-fisiche decisamente superiori al normale pavimento in calcestruzzo. Inoltre, permettono di agire anche sul livello estetico della pavimentazione, sempre e comunque ad un prezzo decisamente abbordabile.

    48. Quali caratteristiche e resistenze ottengo con un pavimento in resina industriale?

      Esistono cicli capaci di resistere a sollecitazioni meccaniche elevate, cicli in grado di resistere a tutti i principali agenti disgreganti (acidi, alcali, oli, ecc.), cicli in grado di resistere a lavaggi con getti di vapore e contatto con oli bollenti, cicli realizzabili su superfici umide senza compromettere l’adesione al supporto, cicli studiati per restituire piena agibilità del pavimento entro poche ore.

    49. Posso rivestire un vecchio pavimento industriale con le resine?

      Sì, è uno dei pregi dei pavimenti in resina. E’ necessario valutare correttamente il pavimento esistente, verificare che sia coeso (non ci devono essere parti in distacco), stabile e pulito (esente da oli e sporcizia). Il pre-trattamento dei pavimenti esistenti con utensili meccanici è necessario per garantire allo strato resinoso che si andrà ad applicare un’adesione massima.

    50. Quanto tempo occorre per realizzare una pavimentazione industriale in resina?

      Dipende dal ciclo che si deve realizzare, dalla base resinosa scelta e naturalmente dai m2 di superficie da rivestire. Pavimenti in metacrilato posso essere realizzati in poche ore, verniciature o multistrati richiedono 2-3 giorni, mentre cicli più complessi possono richiedere 4-5 giorni.

    51. Quanto tempo deve trascorrere prima di poter utilizzare un pavimento in resina?

      Dipende anche qui dal ciclo applicato  e dalle temperature di posa e di indurimento. Con resine epossidiche e poliuretaniche vengono richiesti dai 3 ai 7 giorni per ottenere le massime resistenze chimico-fisiche mentre con le soluzioni metacrilate sono sufficienti poche ore.

    52. Tir e muletti danneggiano un pavimento in resina?

      No, se è stato progettato ed applicato un pavimento in resina che soddisfa questa richiesta. In generale è bene sapere che i cicli resinosi possono garantire una resistenza alla compressione ben più alta del calcestruzzo sottostante, per cui il limite del pavimento finito è dato comunque dalle prestazioni del massetto di fondo.
      Scopri di più.

    53. Gestisco una grande magazzino della G.d.O. e devo rifare il pavimento. Come posso fare per non bloccare l’attività?

      Le resine permettono di stendere un nuovo pavimento con tutte le resistenze richieste in una sola notte.
      Chiedici come.

    54. Ho macchinari che richiedono un pavimento conduttivo o antistatico. Posso usare la resina?

      Certamente. Esistono cicli studiati per creare pavimentazioni continue conduttive e antistatiche, con relative certificazioni.

    55. I pavimenti in resina sono idonei nelle industrie di trattamento carni e alimenti?

      Sì, sono la migliore soluzione perchè garantiscono ottime resistenze chimico-fisiche, continuità superficiale e antiscivolosità. Nello specifico, soluzioni in poliuretano-cemento offrono eccellenti resistenze chimiche, applicabilità su supporti umidi, temperatura di esercizio fino a 100°C, pulibilità con acqua in pressione e vapore, antiscivoloscità, carrabilità, assenza di solventi, assenza di fughe, facilità di pulizia e disinfezione.
      Approfondisci il settore specifico sulla landing page dedicata!

    56. Posso realizzare una superficie resistente alle aggressioni chimiche?

      Sì, anche se vanno valutate le tipologie di aggressioni chimiche. In base alle esigenze sarà possibile progettare un ciclo chimico resistente capace di soddisfare le richieste del Committente. Qui trovi i cicli Sivit studiati appositamente con proprietà anticorrosive.

    57. Nel mio capannone ho dell’umidità di risalita. La resina mi può aiutare?

      E’ necessario valutare la quantità di umidità di risalita presente con adeguati strumenti tecnici. Fino ad un certo limite è possibile applicare uno strato resinoso particolare chiamato “barriera al vapore”, capace di tenere a bada l’umidità e di impedirle di oltrepassarlo. Oltre questo limite è necessario applicare un pavimento in resina traspirante, capace cioè di far passare l’umidità di risalita e restare comunque perfettamente ancorato al sottofondo, mantenendo l’impermeabilità superficiale. Contattaci per uno studio specifico del tuo caso.

    58. Il pavimento in calcestruzzo si è usurato e genera molta polvere. Come posso fare?

      Basta impregnarlo con soluzioni resinose che compattano la superficie e legano le parti in distacco. Oltretutto si renderà il calcestruzzo antiolio ed antimacchia.

    59. Per quanto tempo può durare un sistema in resina epossidica ben installato?

      Come la maggior parte delle cose, meglio ci si prende cura di esso più a lungo durerà. Mentre la manutenzione è minima con questo sistema di pavimentazione, è fondamentale che sia fatto quotidianamente e correttamente con le circostanze fornite.

      Un altro fattore è come si utilizza la pavimentazione in resina epossidica. Ad esempio, una resina epossidica residenziale può durare più a lungo di una pavimentazione epossidica industriale poiché un pavimento residenziale non vedrà il traffico proveniente da un carrello elevatore o sarà esposto a prodotti chimici aggressivi come quelli utilizzati da un impianto industriale per la pulizia. Un buon punto di riferimento è un sistema di pavimentazione epossidico medio durerà circa 10 anni o più con una corretta manutenzione e ci sono stati casi di questo sistema di pavimentazione che dura fino a 30 anni.

    60. Quanto tempo ci vuole per installare un pavimento epossidico, ad esempio, in un garage?

      Il calendario per il quale verrà installata la pavimentazione del tuo garage epossidico è uno scenario caso per caso. La fase che richiede più tempo dell’intero processo è la progettazione del tuo sistema di pavimentazione, in quanto sarai responsabile dei colori e del design. Mentre nella maggior parte dei casi un garage sarà fuori servizio per un minimo di 4 giorni. Dopo aver installato il top coat, dovrai aspettare 24 ore prima che il pavimento accetti il traffico pedonale. Prima che il garage veda il traffico di veicoli dovrai aspettare 72 quando la resina epossidica è a piena potenza e indurita.

    61. E’ possibile realizzare segnaletica orizzontale ?

      Il rivestimenti resinosi permettono di realizzare e definire lay-out all’interno degli  stabilimenti produttivi. Strisce, attraversamenti pedonali, frecce,omini,stop,percorsi preferenziali, aree di stazionamento merci e via di fuga, possono essere riprodotti nelle dimensioni e colori scelti.

I tecnici Sivit sono a completa disposizione per qualsiasi richiesta specifica e sopralluogo. Non esitare a contattarci.

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