Resine ecologiche per pavimenti: esistono davvero?

Resine ecologiche per pavimenti: esistono davvero?

Resine ecologiche per pavimenti: esistono davvero?

Negli ultimi anni, complici il cambiamento climatico e l’erosione costante di risorse naturali, è aumentata l’attenzione verso una filosofia “green” di costruire, che utilizza soluzioni e prodotti in grado di minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente e sulla salute dell’uomo.
Come si configurano i pavimenti industriali in resina in questo panorama?
Per molti anni visti come fonte di inquinamento a causa della loro composizione contenente solventi volatili, oggi i pavimenti in resina sono apprezzati non solo per le alte prestazioni in termini di resistenza e durata, ma anche per le nuove formulazioni rispettose dell’ambiente.
In questo articolo vedremo come Sivit si impegna a proporre soluzioni sempre più ecosostenibili, cosa sono i VOC, se le resine epossidiche sono eco friendly oppure no, quali caratteristiche rendono i pavimenti in resina la soluzione ideale in un contesto edile all’avanguardia, come si evolverà in futuro il mercato delle resine “green”.

L’impegno di Sivit per resine sempre più green

Da sempre Sivit si impegna nella ricerca di soluzioni in grado di ridurre al minimo l’impatto ambientale dei suoi prodotti e di garantire la sicurezza delle persone.

Come si traduce questo proposito? In primo luogo, nello sviluppo di prodotti a base acquosa sempre più performanti, in linea con un trend mondiale in crescita rispetto ai prodotti contenenti solventi o solvent free.
Tutti i prodotti Sivit sono rispondenti alle attuali norme in materia di salute e tutela ambientale. Due certificazioni in particolare testimoniano l’interesse dell’azienda verso le soluzioni green: la ISO 14001 – Environmental e la OHSAS 18001 – Health & Safety.

Dalla nostra lista degli ingredienti, poi, sono bandite sostanze pericolose soggette a restrizioni e aggiorniamo costantemente la conformità a tutti gli specifici regolamenti europei (tra tutti REACH e CLP).
Oltre alla composizione eco friendly, poi, i nostri prodotti offrono prestazioni di alto livello, in grado di aumentare la durevolezza dei pavimenti su cui vengono posati. Questo consente di ridurre al minimo la necessità di operazioni di smantellamento e, di conseguenza, di smaltimento dei rifiuti.

Cosa sono i VOC?

Uno dei motivi per cui in passato si guardava con diffidenza a vernici, coating, formulati a base di resina era l’alta concentrazione di VOC (Volatile Organic Compounds), cioè di composti chimici le cui molecole hanno la caratteristica, a temperatura ambiente, di evaporare nell’aria.

Il termine VOC è in generale sinonimo di solvente. Si tratta di sostanze presenti in molti prodotti di uso quotidiano e, spesso, anche nei materiali usati in edilizia, che possono contenere benzina, idrocarburi aromatici, alcoli, glicoli o aldeidi.

Il contenuto di solventi in numerosi prodotti è già stato limitato da normative europee, ma la politica di Sivit è da molti anni volta il più possibile alla loro completa eliminazione.
I rischi, in ambito industriale come in ambito domestico, dipendono dalla concentrazione di queste sostanze negli ambienti, dal tempo di esposizione delle persone, dallo stato di manutenzione e dall’età dei materiali che le contengono.

Oltre ad essere più sicuri, i formulati privi di VOC o con una quantità minima di solventi (quindi nel complesso più ricchi della componente legante: “resina”) consentono di ridurre il numero di strati necessari a completare un pavimento industriale, a tutto vantaggio dei tempi di consegna, e di velocizzare i tempi di indurimento.

Resine epossidiche: eco friendly oppure no?

I pavimenti in resina epossidica sono probabilmente i più conosciuti e diffusi in ambito industriale grazie alle eccellenti proprietà di resistenza fisica e meccanica, ma stanno sempre più prendendo piede in ambito civile e commerciale per la loro valenza estetica e decorativa.
Tra i materiali da costruzione, inoltre, sono quelle che emettono minori quantità di inquinanti nell’aria, perché spesso non contengono solventi e non includono monomeri volatili come, ad esempio, lo stirene o gli isocianati.

In generale, le nostre resine possono considerarsi impermeabili e trovano una collocazione ideale anche in ambienti sottoposti a frequenti lavaggi con acqua.
Esistono in commercio molti tipi diversi tipi di resina epossidica, con diverse caratteristiche, performance, vantaggi; vediamoli più da vicino.

Resine epossidiche a base acquosa
Si tratta di un tipo di resina epossidica che sta incontrando sempre più il favore di pubblico e operatori di settore, anche grazie ai passi avanti fatti negli ultimi anni dalle tecnologie a dispersione acquosa.

Come anticipato, uno dei maggiori vantaggi è che le resine epossidiche a base acquosa non contengono VOC o solventi pericolosi, per cui possono essere posate anche in aree industriali in cui sono presenti e attivi i dipendenti. Oltre a questo, al momento della posa non emettono quasi odore, a differenza delle resine contenenti solventi.

Un altro vantaggio importante, soprattutto per le aziende che operano nel settore alimentare, è che alcuni speciali sistemi epossidici a base acquosa sono certificati per il contatto diretto con alimenti.
Se, poi, dovessero rendersi necessari interventi di restauro o di ricopertura, è richiesta solo una minima preparazione dello strato di resina esistente.

Scopri la nostra gamma di formulati epossidici a base acquosa

Resine epossidiche a base di solventi

Oggi le resine contenenti solventi sono scelte soprattutto per applicazioni specifiche e, nonostante indubbi vantaggi come l’indurimento rapido, una maggiore penetrazione ed un un’ottima resistenza chimica, presentano rischi legati alla loro infiammabilità. I pavimenti realizzati con resine a base di solventi, infatti, non devono mai essere posati in presenza di fiamme libere o fonti di calore.
I vantaggi offerti, quindi, vanno sempre soppesati e confrontati con i potenziali rischi all’ambiente, ai posatori, alle persone che lavoreranno nell’area trattata.

Resine epossidiche senza solventi

Le resine di questo tipo non sono diluite con solventi né acqua: è presente solo la resina epossidica, l’indurente e una serie di ingredienti che reagiscono a formare un rivestimento resistente. Rispetto agli altri formulati possono essere applicati anche a strati più spessi e trovano applicazione in ambiti specifici come anticorrosione, ingegneria civile, adesivi ecc.
Maggiore viscosità e consistenza rendono obbligatorio mescolare accuratamente e a lungo i prodotti prima della posa.

Altre caratteristiche eco friendly dei pavimenti in resina

Oltre alle caratteristiche intrinseche indicate nei paragrafi precedenti che rendono la resina un materiale sempre più eco friendly, ci sono altre particolarità che consentono di includerla tra i materiali da costruzione attenti all’ambiente:

  1. La resina consente il recupero di pavimenti industriali anche danneggiati senza bisogno di smantellarli: dopo i necessari interventi di preparazione, infatti, la resina può essere stesa sulla superficie esistente, conferendole le caratteristiche fisico-chimiche richieste e riqualificandola esteticamente. Non si producono quindi rifiuti voluminosi e difficili da smaltire (macerie da demolizione), a tutto vantaggio dell’ambiente.
  2. Un pavimento in resina danneggiato in modo significativo può essere riparato senza bisogno di essere smantellato e quindi smaltito.
  3. Le superfici realizzate con la resina sono monolitiche, cioè prive di giunti. Questa caratteristica contribuisce a ridurre l’accumulo di sporco e a velocizzare le operazioni di pulizia. Nella maggior parte dei casi le superfici in resina sono impermeabili e impediscono la penetrazione di liquidi e sporco. La manutenzione ordinaria è quindi rapida e non richiede l’utilizzo di detersivi specifici.
  4. I pavimenti in resina possono aumentare la riflessione della luce fino al 300%. Questo si traduce nella possibilità di ridurre il numero di fonti di luce negli ambienti di lavoro. Un vantaggio che si riflette non solo sulla bolletta, ma anche sul risparmio energetico.

Bioresine e materiali riciclati: verso il futuro

Secondo gli ultimi dati, nel periodo 2014 – 2022 il mercato dei pavimenti in resina è destinato a raggiungere un giro d’affari di 2,612 milioni di dollari e un tasso di crescita annuo del 6% solo negli Stati Uniti.
Una rapidità di crescita accompagnata da richieste sempre più diffuse, da parte dei consumatori, di prodotti ecosostenibili, a cui i maggiori produttori hanno risposto con soluzioni mirate a tutelare l’ambiente e ridurre la dipendenza dai materiali derivati dal petrolio.

Ad esempio, negli ultimi dieci anni sono salite alla ribalta le bioresine.
Green, riciclabili, provenienti da risorse rinnovabili, prive odori e con una presenza trascurabile di VOC, attualmente sono prodotte soprattutto con il seme di ricino e vengono addizionate con pigmenti naturali per creare colori brillanti senza aggiunta di altri additivi
Altri prodotti naturali che consentono di creare bioresine sono mais, germogli di soia, sottoprodotti derivati dalla raffinazione di biodiesel, seguiti da canna da zucchero, patate, barbabietole, siero di latte e alghe.
Al momento vi sono però vari ostacoli che impediscono una maggiore diffusione delle bioresine; uno tra tutti, la difficoltà di isolamento e sintesi dei monomeri naturali e il maggior costo di produzione rispetto alle resine derivate dal petrolio.

Oggi è possibile creare resine anche utilizzando materiali riciclabili come PET (materiale plastico impiegato soprattutto nella produzione di bottiglie d’acqua), oli di cottura recuperati e schiuma di poliuretano (utilizzata ad esempio nei materassi e nei tappeti).
Tra i vantaggi ricordiamo la riduzione dell’impronta di carbonio, la maggiore sostenibilità e la tutela delle risorse naturali. Anche in questo caso, i limiti sono al momento dati dai maggiori costi di produzione.

Per un preventivo personalizzato e per maggiori informazioni puoi contattare Sivit al numero +39 011 2730033 o alla mail commerciale@sivit.it


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